Padiglioni a rischio sismico … a targhe alterne!

2065198-ospelivornoIn un articolo de Il Tirreno del 17 giugno u.s., l’ing. Chetoni, dirigente responsabile dell’Ufficio Urbanistica, evidenziava l’impossibilità di mettere a norma sismica il nostro Ospedale di Viale Alfieri.

Non capiamo di quale impossibilità parli.
L’ing. Chetoni non può non sapere che tutti gli edifici sono strutturalmente adeguabili affinché raggiungano i requisiti di superamento, senza collasso strutturale, di un sisma tipico del terreno su cui sono costruiti.

Una volta conosciuto l’andamento sismico più probabile della zona, a seguito di un’analisi geologico-geotecnica, è possibile, innanzitutto, condurre una valutazione di sicurezza, vale a dire capire quanto l’edificio è strutturalmente distante dal superamento del sisma senza danni strutturali di rilievo e successivamente, è possibile individuare gli interventi affinché si colmi questa lacuna.

È chiaro che alcuni edifici richiedono interventi più onerosi di altri perché magari sono “messi peggio”, tuttavia è tecnicamente possibile adeguarli con interventi mirati al rafforzamento strutturale.
Anche gli edifici dell’Ospedale di Viale Alfieri possono, dunque, essere adeguati in modo che rispettino i requisiti sismici secondo la normativa tecnica NTC 2008, altrimenti non capiamo perché venga consentito al pubblico di entrare in edifici storici assai più datati del nostro Ospedale (si veda l’attuale ristrutturazione della chiesa dell’Assunzione della Vergine e di San Giuseppe in Piazza del Logo Pio, che a breve ospiterà i visitatori) e non capiamo perché l’Amministrazione intenda destinare i padiglioni IV e V al riposo degli anziani provenienti dall’attuale R.S.A Pascoli.

Se fosse come afferma l’ing. Chetoni saremmo veramente allarmati!
Alla luce di queste semplici considerazioni, ci appare fuorviante l’intervento del dirigente che tende ad indurre il lettore a rassegnarsi all’idea che l’unica strada possibile sia quella del nuovo Ospedale a Montenero.

Caro ingegnere, noi non ci stiamo a passare da stupidi!

Continueremo quindi imperterriti a monitorare sulla questione ospedale; la invitiamo intanto ad illustrare alla cittadinanza l’analisi di vulnerabilità sismica sugli edifici del nostro ospedale da cui ha tratto questa allarmante, catastrofica quanto contestabile conclusione!

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ZeroPrivilegi: il Consiglio respinge

 

privilegi-490x185Bocciata nell’ultima seduta di consiglio regionale la proposta del MoVimento 5 stelle Toscana “Zero Privilegi”, l’intenzione era quella di ridurre drasticamente gli emolumenti, molti forfettari e non rendicontati, che i deputati regionali hanno per equiparazione con quelli nazionali. Si sarebbe trattato di un risparmio di 22 milioni di euro in una legislatura utilizzabili fin da subito per tutte le drammatiche emergenze, prima fra tutte quella del dissesto idrogeologico.
Stupisce, fino ad un certo punto, che a Roma la diminuzione dei costi della politica sia un tema al centro del dibattito mentre a Firenze, forse perché meno esposta mediaticamente, l’istanza della lotta allo spreco venga rigettata in maniera netta e assolutamente trasversale.
Attendere nove mesi, dalla data di consegna della proposta, la calendarizzazione del dibattito, all’ultima data utile, per scoprire che le forze di “cosiddetta sinistra” (PD, SEL, IDV, Rifondazione) , oltre a tutte le altre, ritengono di aver già ridotto i loro appannaggi è perlomeno frustrante e rende ancora più netto il segno di distanza tra la politica e le aspettative reali dei cittadini.
In un clima di generale indifferenza, il partito unico, mai così unito, della “casta” regionale non ha inteso recepire nemmeno uno dei punti proposti nel deliberato del M5S, proposte, giova ricordarlo, che avevano passato il vaglio della fattibilità tecnica da parte degli uffici della Regione.
Le motivazioni al rifiuto addotte, in sede di dibattito, sono assolutamente risibili e infondate in quanto, in realtà, gli interventi già messi in atto dalla Regione hanno recepito solo in parte le direttive del ministro Tremonti (attraverso la legge 85/2012) con la sola riduzione del numero dei Consiglieri e con il passaggio dal vitalizio al sistema contributivo, mentre le proposte della “Zero Privilegi” erano assolutamente complementari e molto più incisive.
Da oggi la nostra battaglia riparte più convinta di prima con la constatazione che forze politiche, anche di minoranza, disposte a battersi per una riduzione dei costi della politica in Regione Toscana non esistono.

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Ospedale nuovo: l’alibi per la morte della sanità pubblica.

nuovo-ospedale-livornoLa spesa sanitaria nella Regione Toscana assorbe, come per il resto dell’Italia, la maggior parte del bilancio regionale.

Conosciamo anche il perché..in Toscana ci sono:

  • 12 ASL
  • 4 “Aziende “ospedaliero-universitarie”
  • 3 ESTAV  Enti per i Servizi Tecnico-amministrativi di Area Vasta”), suddivise territorialmente in tre “aree vaste”:

Ogni ASL ha un suo Direttore Generale, un Direttore Amministrativo e un Direttore Sanitario; poi ci sono i Direttori di Dipartimento, di Presidio Ospedaliero e vari Direttori delle Unità Operative professionali e di Unità Funzionale (i vecchi primari).

Ogni ESTAV ha il suo direttore generale e amministrativo ed altri dirigenti.

Poi ci sono le 30 Società della Salute, ognuna con il direttore generale e altre figure dirigenziali.

Il direttore generale di una ASL ha uno stipendio annuale di circa 170.000 euro, i direttori amministrativo, sanitario e di dipartimento circa 134.000; senza contare la produttività (salario aggiuntivo) di questi e dei restanti dirigenti.

E poi ci sono i coordinatori delle 3 Aree Vaste con stipendio simile (se non superiore) ai direttori generali.

Ci sono anche i buchi, anzi le tane; la più grossa è quella della ASL di Massa, con 400 milioni di euro spariti tra Rolex ed escort; Rossi ci ha rassicurato che il buco l’ha coperto:

Come? Con i soldi dei cittadini! La Delibera 753/12 ha aumentato i ticket sanitari: anche chi ha l’esenzione per patologia o per reddito,  per esempio, il suo bel CD della radiografia lo paga 10 euro, e se non paga sanzione salata.

Sempre Rossi, in veste di governatore della Toscana (perchè non dimentichiamolo, dalla riforma del titolo V della Costituzione dei primi anni ’90 la sanità è regionale) con delibere successive (L.R. 81/2012 capo III) ha “riorganizzato” la spesa sanitaria prevedendo tagli e riduzioni di posti letto e servizi (in osservanza, dice lui, al Decreto Balduzzi).

Nella legge è prevista una media di 3,5 posti letto ogni 1000 abitanti; la media dell’Area vasta è già più bassa, con punte di eccellenza (si fa per dire) su Livorno, che arriverà anche più sotto (si parla di 2,19 posti letto ogni 1000 abitanti, per lo più vecchi e quindi necessitano dell’assistenza sanitaria come del pane).

La Regione quindi taglia posti letto ma non taglia i carrozzoni mangiasoldi, come ad esempio le Società della Salute, una vera anomalia, in quanto BOCCIATE dalla Corte Costituzionale e quindi incostituzionali.

La Regione ha recepito così bene il parere espresso dalla Corte che nella bozza del  nuovo Piano Sanitario Regionale si legge “società della salute” una pagina sì e una sì, praticamente 400 pagine di tagli tutti a carico del cittadino.

Che fanno nella società della Salute?

Questo è un mistero, a parte pagare profumatamente (si parla di 14.000 euro mensili solo per il Direttore, oltre gli altri dirigenti “a cascata”).

La Legge 40/2005 (Disciplina del servizio sanitario regionale), modificata di recente con l’introduzione appunto delle Società della Salute, dispone che la Regione attui il Piano Sanitario Regionale, cioè stabilisce i “livelli essenziali di assistenza” per tutti i servizi sanitari del territorio.
A livello locale, cioè comunale, il Piano Sanitario Regionale si deve tradurre in Piano Attuativo Locale (P.A.L.), lo strumento di programmazione strategica di medio-lungo periodo, attraverso il quale viene rimodulata la struttura dell’offerta sanitaria provinciale.

In sostanza i comuni, cioè il sindaco, deve garantire che gli indirizzi contenuti nella legge siano rispettati e soprattutto deve “vigilare” sull’operato del direttore generale della Asl, anche attraverso la Conferenza dei Sindaci interessati per territorio provinciale.

L’ultimo Piano Sanitario Regionale è del 1999/2001, come pure il PAL; in essi non si parlava di nuovo ospedale, bensì di mantenere e potenziare l’offerta regionale dell’ospedale di Livorno, con servizi di eccellenza quali la chirurgia pediatrica (assente in tutti gli ospedali della costa, Pisa compresa) e di istituire l’”Unità spinale”, a conforto e sostegno dei cittadini con disabilità motorie gravi.

Allo scopo furono dati dalla regione i finanziamenti per la ristrutturazione dei padiglioni del nostro ospedale: il direttore generale Massimo Scura assicurò che entro il 2006 tutti i padiglioni sarebbero stati rimessi a nuovo (ad oggi ne hanno ristrutturati due e mezzo).

Poi venne Fausto Mariotti, che chiese anche un mutuo (e quindi con interessi da pagare) per finire le ristrutturazioni; nel frattempo mescolò un po’ le destinazioni e stabilì che all’ottavo padiglione avrebbe trovato posto il polo materno infantile e l’asilo nido aziendale.

Scura aveva speso 48.000 euro per il progetto, il nido doveva nascere davanti al sesto padiglione; lui ne spese altri 28.000 per spostarlo all’ottavo. La Calamai invece ha fatto di meglio: l’ha tolto definitivamente dal progetto.

Ebbe anche il tempo di proporre (con relativo progetto profumatamente finanziato) un nuovo ospedale dentro quello vecchio: il monoblocco (positivamente salutato dalla Giunta comunale), che avrebbe dovuto trovare posto abbattendo i reparti IV, V e VI.

Nel 2009, dal cilindro delle istituzioni regionali e locali esce un altro coniglio: l’ospedale sarà realizzato ex-novo, ovviamente in un’altra zona.

Fiumi d’inchiostro e di parole in convegni ad hoc per dimostrare l’indimostrabile: l’ospedale è vecchio, è a rischio allagamento e, se viene il  terremoto, crolla di sicuro.

Chi ricordava che l’ospedale dal 1931 ad oggi non era mai stato oggetto di simili disastri e che altri ospedali esistono con la stessa età e struttura (vedi Cisanello) fu zittito: in quella zona c’è troppo traffico, mancano i parcheggi,  è una costruzione ormai obsoleta e non in linea con il moderno “know how”.
Grande ovazione della ASL6, della giunta comunale (commissione sanità compresa) e dei sindacati confederali (regionali e locali).

Il resto della storia la conosciamo: la beffa del referendum e la pianificazione del suo progressivo svuotamento in servizi e personale sanitario.

Nel 2012 i posti letto dell’Asl 6 erano 918, ora siamo a 774 e sono previste ulteriori riduzioni fino a 614: l’ospedale nuovo conterrà 440 posti letto. Ma  alla domanda più importante e cioè “che tipo di assistenza sanitaria sarà garantita con il nuovo ospedale?”

Al momento nessuno ha risposto.

Nel frattempo sono scomparsi i reparti di chirurgia pediatrica e una rianimazione; neurologia, dermatologia, pneumologia, urologia, chirurgia polmonare e vascolare ridotti a pochi letti all’interno di medicina o chirurgia; la medicina di urgenza è nel pronto soccorso e stanno partendo anche la neurochirurgia e i laboratori di analisi, compresa l’anatomia patologica.

Di “ospedale a valenza regionale” non si parla più; si parla invece del modello sanitario “per intensità di cure” per giustificare lo spolpamento dei servizi. In sostanza, in ospedale si cura solo la fase acuta (e se è “troppo acuta” si va in altri ospedali di eccellenza (Cisanello, Massa, Firenze, o anche nelle cliniche private) e poi il malato si segue a domicilio o per mezzo di servizi sul territorio.

Il fatto è che ad oggi sul territorio non c’è ancora niente che somigli ad un percorso sanitario degno di questo nome e l’assistenza domiciliare è erogata col contagocce.

L’intensità di cure al momento ha riunito in pochi posti letto le ex specialistiche e  ha attuato  la figura dell’infermiere “jolly” che svolazza da un piano all’altro dei reparti “cacciucco” in barba a professionalità ed esperienze pregresse, spesso costretto al salto dei riposi per compensare i posti di lavoro persi.

Della montagna di carte, di progetti e di promesse le uniche realtà sono  la chiusura dei reparti ospedalieri, l’aggiudicazione (provvisoria?) dell’ ATI Guerrato e le FUGHE.

Le “fughe” sono le prestazioni sanitarie erogate dalle ASL vicine o dal privato ai cittadini della provincia livornese che non trovando posto nelle liste di attesa fiume si rivolgono in altre strutture.
La ASL6 però deve compensare  la differenza economica della prestazione alle ASL vicine o al privato: ad oggi siamo a oltre 98 milioni di euro.

Come sopperisce è ovvio: tagli al personale (siamo a meno 300 lavoratori negli ultimi due anni) e tagli alle prestazioni.

In pratica un gatto che si morde la coda, un giro vizioso senza soluzione di continuità: il cittadino aspetta fiducioso abbagliato dal plastico del nuovo ospedale; nel frattempo però telefona ai CUP extra aziendali e prega quando varca la soglia di Viale Alfieri.

In sostanza, l’ospedale nuovo è un alibi per la riduzione e la disattivazione di servizi al cittadino livornese e soprattutto è il tappeto rosso per l’ingresso del privato, attraverso l’operazione  projet financing”.

Il privato entrerà a gamba tesa e la terrà a mezz’aria per oltre 30 anni, gestendo tutto quello che non è “core business” dell’azienda sanitaria e cioè mensa, parcheggio, negozi, magazzini, sterilizzazione, ecc.
In barba alle elementari norme della concorrenza, con seri dubbi sul mantenimento della qualità dei servizi erogati.

Che fare?


  •  contrastare le scelte regionali (in primis) e locali sulla scelta dello sperpero di denaro pubblico, anche alla luce delle nuove voragini economiche delle ASL e del mancato finanziamento statale (è il primo anno che lo Stato ha fornito finanziamenti per la sanità alle Regioni, inferiori agli anni precedenti);
  • abbandonare definitivamente l’idea di un nuovo contenitore (senza conoscere a tutt’oggi il contenuto in termini di reparti e servizi), che stravolge il territorio e la viabilità, oltre alla sicura penalizzazione che i cittadini subiranno quanto all’offerta sanitaria. La tanto sbandierata “rete territoriale” è solo sulla carta, anzi in buona parte è sempre nella penna  dei “cervelloni” che pensano al potenziamento territoriale e nel frattempo riducono il numero degli operatori sanitari di oltre 300 unità in tre anni;
  • spingere per l’abolizione degli enti inutili (Estav e Società della salute) per il completamento della ristrutturazione dell’ospedale in essere;
  • potenziamento dei servizi anche in termini di personale operante e ritorno alla dimensione sovraregionale con attività di eccellenza – ad esempio la chirurgia pediatrica o l’unità spinale (distanti oltre 100 km)  o la camera iperbarica);
  • potenziamento della rete territoriale con attività socio-sanitarie con particolare attenzione al cittadino anziano e con disabilità.

In questo modo si potrebbero ridurre notevolmente le “fughe” verso altre aziende sanitarie pubbliche o private e tenere in una maggiore considerazione i bisogni dei cittadini.

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I “pazzi senza cervello” rispondono all’assessore Picchi

Il democratico assessore Picchi si rivolge, con l’educazione e la pacatezza che lo contraddistingue, al Fronte del No all’Ospedale a Montenero

L’ Assessore Bruno Picchi, sul Tirreno di lunedì 12 giugno, sostiene che coloro che sono contrari al nuovo ospedale hanno perso il cervello oppure l’odio politico li sta portando alla pazzia”.

Quella di Picchi è la vera antipolitica: offendere percorsi politici assolutamente consapevoli, denigrare i processi partecipativi (comè già stato fatto in passato con il boicottaggio del referendum), impedire un dibattito politico sano, civile, razionale, democratico e trasparente, per danneggiare infine una cittadinanza, inconsapevole e disinformata dei molti inganni che gravitano intorno al progetto del nuovo ospedale.

BASTA!!! E’ l’ora di smetterla di giocare sul piano dell’emotività, tentando di sviare dalla riflessione sui vari aspetti del progetto: noi non ci caschiamo.

Continueremo a concentrarci sulle problematiche sanitarie, urbanistiche, finanziarie e amministrative del progetto, smontandolo razionalmente punto per punto. 

Al sindaco Cosimi, abbiamo già risposto (in anticipo) su alcuni dei punti retorici da lui sottolineati (ammodernamento retorico della città e paragone con l’inceneritore).

Ribadiamo che misureremo tutto ciò che verrà fatto dall’amministrazione, soprattutto per il futuro, mentre il Sindaco continua a tirare in ballo il referendum e il passato.

Ammesso e non concesso che l’amministrazione comunale non ci metta una lira, queste risorse arriveranno in ogni caso dalle tasche dei cittadini..e non saranno poche: dal fondo di rotazione nazionale/regionale (che andrà poi restituito), al project financing di 34 anni che non è nient’altro che un debito mascherato, ci saranno moltissimi soldi pubblici in ballo.

La documentazione di cui parla Cosimi, ad oggi non ce lhanno neppure i consiglieri comunali: alcuni dei documenti relativi alla gara che c’è appena stata non li posseggono neanche i tecnici che hanno partecipato alla Commissione congiunta del 12 giugno. Abbia quindi il buon gusto di risparmiarci la retorica della trasparenza. I documenti faremo comunque in modo di averli e, nel frattempo, stiamo facendo ampie ricerche legate a tutte le problematiche che ruotano attorno al progetto nuovo ospedale.

Ci stupisce la pervicacia con cui si vuole andare avanti, nonostante le condizioni economiche siano di gran lunga peggiorate rispetto alle premesse del 2010: nessuno ci ha ancora detto, ad esempio, come saranno trovati i soldi delle mancate vendite degli immobili ASL.

E infine veramente sconcertante come non si abbia idea (o meglio non si voglia esplicitare) di quale possa essere la futura destinazione delle strutture dismesse di viale Alfieri.
Ci piace ricordare che l
attuale consigliere regionale Marco Ruggeri, per cavalcare il movimento studentesco dellOnda, nel 2008 propose di fare delle strutture ospedaliere dismesse un “campus scolastico“.

Ci vediamo in Consiglio. Sarà un piacere!

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Il sindaco Cosimi e il “chi tace acconsente”

Alessandro Cosimi ha una concezione tutta sua della democrazia diretta, visto che interpreta il mancato quorum del referendum del 2010 sul nuovo ospedale, come un segnale di fiducia da parte dei cittadini per le scelte dell’amministrazione.

Per il sindaco quindi chi tace acconsente, noi, come Francesco Nuti, pensiamo che “chi tace sta zitto!”.

Se esiste una maggioranza sarebbe naturale pensare questa abbia il dovere di governare, difendendo sul campo le proprie scelte, anche quando viene indetto un referendum, anche per il rispetto dei cittadini che vanno a votare.

Vien da pensare che il sindaco e la maggioranza di allora (allargata a quel tempo a IDV e SEL) fossero pienamente consapevoli di essere “minoranza”  in città su questo argomento e così per evitare la sconfitta, hanno puntato sull’astensione per non raggiungere il quorum.

Così è stato perchè questo prevede lo statuto comunale… oggi.

Perchè stupirsi del resto? Si tratta di una delle tante amministrazioni che non ha ancora applicato il risultato referendario del 12 e 13 giugno 2011.

Come Movimento 5 Stelle chiederemo di introdurre nello Statuto il referendum consultivo senza quorum.

 

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Nuovo Ospedale: Fronte del No VS Fronte del Dubbio

plastico ospedaleMercoledì 12 giugno abbiamo assistito alla seduta congiunta delle commissioni consiliari IV e V, in cui si è molto dibattuto circa il progetto del nuovo ospedale.

Se è vero che il M5S sostiene le ragioni del cosiddetto “Fronte del No” allo scellerato progetto, viene voglia di definire il centrosinistra come “Fronte del dubbio”.

Se si eccettua infatti l’intervento del capogruppo del PD Fenzi, tutti gli altri interventi, compresi quelli di coloro che si dicono comunque favorevoli al progetto, hanno espresso molte perplessità, a fronte di una relazione del vicesindaco Picchi e dei tecnici dell’ASL che di “tecnico” aveva ben poco.

Non abbiamo sentito risposte esaustive alle molte domande fatte dei membri delle due commissioni, ma piuttosto interventi assai infervorati, specialmente quelli del dirigente Luca Bianciardi, che sono sembrati assai politici e di “parte”.

La retorica utilizzata per definire il nuovo ospedale è stata simile a quella da sempre studiata per difendere i progetti dei nuovi impianti di incenerimento: costanti elogi alla “modernità” del progetto senza valutare tutte le criticità nel dettaglio.

Come M5S ci interessa, in particolare, approfondire l’aspetto del finanziamento dell’opera; in teoria questo sarebbe dovuto arrivare dalle seguenti fonti:

  1. Regione Toscana: ha versato una prima tranche di 3 milioni e mezzo ma, ascoltando la relazione tecnica, non è chiaro con quanto contribuirà complessivamente e se tale cifra sia a fondo perduto o da restituire da parte dell’ASL. In commissione i consiglieri, tra l’altro, lamentavano il fatto che non fosse stato fornito loro alcun documento, a questo riguardo, da parte della Regione. Ci sembra doveroso che, prima di procedere, alla chiusura della gara e all’assegnazione definitiva del progetto ai privati, vengano date almeno delle garanzie scritte e sicure in merito all’entità e alla natura del finanziamento regionale. Quest’ultimo in realtà verrà “assicurato” dalla Regione mediante il fondo di rotazione, che non rientra nel patto di stabilità e che dovrà essere restituito. Quanti soldi esattamente ed in quanti anni? Boh, nessuno sembra porsi il problema..;
  2. Project Financing: durante la campagna referendaria di 3 anni fa,  l’amministrazione comunale rassicurava che il ricorso a questo strumento avrebbe contribuito solo in misura secondaria. Ad oggi a fronte di un contributo privato, che sembrerebbe ammontare a 80 milioni, seguirebbe un finanziamento di 33 milioni di euro per 34 anni, pari a più di 1100 milioni di euro (a carico della ASL, cioè dei cittadini): 4 anni in più di  “finanza di progetto” rispetto a quanto preventivato, con una grande sperequazione rispetto a quanto stanziato per realizzare altre strutture simili (dove si è ricorso al PF per 18/20 anni). E’ necessario che su questo aspetto ci sia un forte controllo da parte del pubblico, per tentare di ridurre al minimo importi così onerosi che finiranno per incidere inevitabilmente sull’economia cittadina per i decenni a venire;
  3. La vendita degli immobili dell’ASL. Da questa ad oggi non è arrivato un solo euro, in quanto le aste sono finora andate deserte, vuoi per la crisi del mercato immobiliare, vuoi perchè gli operatori puntano ad un ulteriore ribasso, così che questa dismissione assumerà sempre più i caratteri di una “svendita” del patrimonio dell’ASL, cosa che farà lievitare ulteriormente le risorse recepite attraverso il project financing, con tutto quanto ne consegue;

A consolidare ed a mettere in fila tutti questi dubbi è un generale ed irresponsabile pressappochismo da parte dai tecnici e dell’amministrazione comunale che giudichiamo inaccettabile su un progetto così importante ed oneroso per la città.

Registriamo un’improvvisa “accelerazione”, dopo un pluriennale immobilismo da parte dell’amministrazione: questa “corsa al progetto” e a “concludere la gara” che risulta ormai davvero inopportuna, anche perché la scelta andrà immediatamente a ricadere sulla prossima amministrazione, in quanto i cantieri per la costruzione dell’ospedale dovrebbero aprire nell’autunno 2014 (con tutto ciò che ne consegue dal punto di vista finanziario).

Nel corso della commissione congiunta, emerge inoltre un’ennesimo dubbio: ma quali sono i membri della commissione che ha visionato i progetti dei consorzi che hanno partecipato alla gara? A sentire parlare i tecnici presenti, par di capire che neanche a loro è stato fornito tutto il materiale relativo alla gara stessa dalla commissione competente…ma allora, se non sono stati loro a valutare i progetti, chi è stato? Trasparenza cercasi…

Come è ormai noto, il consorzio ATI Guerrato ha vinto la gara d’appalto da 266 milioni di euro (sulla carta) per la costruzione del nuovo ospedale, contro gli altri due consorzi che si sono presentati.

Fonti giornalistiche evidenziano poi come Guerrato Spa sia più volte finita nel mirino della giustizia: l’ultima volta per un’inchiesta relativa ad un appalto da 30 milioni di euro, riguardante il servizio di  gestione integrata (Global Service) per la manutenzione dei fabbricati dell’Arpav, per la quale sono finiti nel registro degli indagati ben quattordici tra i dirigenti della Guerrato Spa (che si era giudicata l’appalto) e di Arpav di Padova.

Il rappresentante legale della società, Luciano Guerrato, è stato iscritto dai pubblici ministeri nel registro degli indagati assieme a Sandro Boato, direttore scientifico dell’Arpav e a Paolo Masiero, direttore amministrativo, accusato di turbativa d’asta e di altri reati.

Ci auguriamo che, trattandosi di “assegnazione provvisoria” dell’appalto, vengano fatti tutti i controlli e le verifiche del caso.

Sulla parte riguardante i servizi sanitari ci riserviamo di ritornare presto sull’argomento in modo approfondito e dettagliato.

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Professione Astensionisti

Ponzio PilatoQuesto titolo calza perfettamente per i consiglieri della maggioranza di centrosinistra in Regione Toscana.
L’astensione è un modus operandi, proprio di chi si trova all’opposizione, per dare strategicamente dei segnali di apertura verso chi governa, ma vederla attuare dalla maggioranza sfiora il ridicolo.

Martedì 11 all’odg del Consiglio Regionale è stata inserita la discussione della legge regionale d’iniziativa popolare denominata “Zero Privilegi“, proposta che se approvata avrebbe comportanto un risparmio di circa 22 milioni di euro in 5 anni, tagliando direttamente i costi vivi – mica discorsi – del Consiglio regionale. 

Una proposta politicamente attualissima e seriamente studiata e approfondita: vi erano state varie discussioni con gli uffici regionali preposti, su come e dove tagliare.

Confidavamo sinceramente non tanto che la legge venisse approvata in toto, ma che quantomeno alcune voci venissero accolte.

Era troppo aspettavarsi dei “SI ” da chi, a parole, ammette che i consiglieri regionali siano tutt’ora dei privilegiati?

Evidentemente ci eravamo illusi, perchè udite, udite la maggioranza, dopo aver professato attestati di stima verso i cittadini che hanno proposto questa legge (prendendoli per i fondelli), ha deciso di ASTENERSI su CIASCUN punto che componeva il PDL nr.11.

Come è possibile che dei cittadini attendano 9 mesi la discussione della propria proposta, dopo averci lavorato per altri 8, ed arrivato il giorno fatidico si sentano dire che la maggioranza si “astiene dal decidere se ridurre i costi della politica”?


Parliamo della stessa maggioranza da 60 anni governa la Toscana e che non ha il coraggio di prendere certe decisioni, con un comportamento degno di Ponzio Pilato, se non propriamente codardo!

Ce lo saremo dovuti aspettare, tenendo di conto la regola non scritta, secondo la quale sindaci, assessori comunali, consiglieri provinciali e regionali, dal PCI al PD-L di oggi, hanno fatto e fanno confluire tutt’oggi nelle casse del Partito la metà dei propri proventi.

L’approvazione di questa proposta di legge avrebbe significato per loro la perdita di circa 10 milioni di euro in 5 anni.

Con quale algoritmo mentale potevamo solo immaginare che dei funzionari di partito possero solo pensare di ridurre i costi della Politica, quando vivono dei rimborsi elettorali e stipendi dei propri eletti?

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I privilegiati bocciano ZeroPrivilegi

Bocciata! Tra un po’ di imbarazzo e tanta ipocrisia, è stato sufficiente un dibattito di poco più di trenta minuti per gettare al macero la legge popolare di iniziativa popolare Zero Privilegi, frutto di 8 mesi di impegno di tanti attivisti,dallo sviluppo della proposta, alla raccolta firme fino alla presentazione in Regione.
Più di 8000 cittadini avevano confidato che potesse essere accolta (almeno in parte); così non è stato.Zero Privilegi

Il 17 giugno sarebbero terminati i nove mesi che l’art 74 dello Statuto toscano fissa come iter della proposte di legge regionale, e quindi marted’ 11 giugno, in piena zona cesarini, era al primo punto all’odg.

Abbiamo assistito direttamente a questa seduta di Consiglio Regionale, che ha avuto risvolti da avanspettacolo, da operetta quando il consigliere Ciucchi ha richiesto l’inserimento all’ordine dei lavori  di una mozione con la quale impegnava la regione a chiedere al Parlamento di mettere al bando le slot machine e contemporaneamente legalizzare la prostituzione.

Risatine, indignazione più o meno sincera, consiglieri che abbandonavano l’aula, tutto per un argomento sul quale oltretutto la Regione non ha nessuna competenza (sovvertimento di una legge statale la famosa “Merlin”); così è passata quasi un’ora!

Dopo è andata in discussione la nostra proposta, il PDL nr.11, relatore il presidente della Commissione Affari Istituzionali Manneschi che si è speso in parole di grande apprezzamento per dei cittadini che avevano inteso contribuire ad un dibattito di grande attualità come quello dei costi della politica, ritenuto uno stimolo positivo da chi professava un “idem sentire”.

MA poi riportava come nel frattempo il Consiglio avesse provveduto (attraverso la LR 85/2012) a portare gli emolumenti dei consiglieri ad “un livello più esimo”; la Regione aveva recepito le direttive del ministro Tremonti riducendo il numero di consiglieri e passando dal vitalizio al sistema contributivo (ovviamente dalla prossima consigliatura).

Non era quindi possibile, secondo Manneschi, votare a favore, ma che volendo dare un giudizio “positivo”, decideva di astenersi; giustificazione infondata in quanto le nostre proposte erano assolutamente complementari a quanto già approvato.

Da notare una nota infastidita nei riguardi dell’ex collega (Federico Gelli ndr) che aveva osato affermare come convenga fare il consigliere regionale che il deputato.

Romanelli (SEL) e Sgherri (FDS) rimarcavano che nonostante lo Statuto obblighi di discutere  la legge di iniziativa popolare  (diversamente dal Parlamento) in aula, i tempi siano tali da rendere le proposte obsolete o non votabili (come in questo caso) e quindi questi istituti di fatto inapplicabili spendendosi (a parole) per una revisione che consenta alle commissioni, sentiti i promotori, di emendare tali proposte.

La cons.ra Sgherri annunciando l’astensione (come tutto il centrosinistra), che in questa sede equivale ad un voto contrario, coglieva un aspetto di Zero Privilegi che sarebbe andato perduto, cioè quello di prevedere la riduzione delle indennità per consiglieri che esercitavano la libera professione, per il quale aveva presentato una proposta di legge (la 49/2009) e annunciava di volerla riproporre.

zero-privilegiPiù “coerente” l’intervento del cons. Lazzeri di “+ Toscana” (ex Lega Nord) e di altri consiglieri del centrodestra contrari ad un’astensione  tanto benevola quanto ipocrita per difendere, con il voto contrario, la “bontà” della normativa toscana

Il voto sui 21 articoli della legge è stata veramente una buffonata, con i consiglieri che non si disturbavano neppure nell’alzare la mano per esprimere il voto (ripresi per questo dal presidente dell’assemblea): questo il  rispetto che si ha per gli istituti di democrazia partecipata.

La nostra proposta era stata seriamente studiata, approfondita, vi erano state varie discussioni con gli uffici regionali, su come e dove tagliare, prevedendo in cinque anni il risparmio di 22 milioni di euro di denaro pubblico.

Evidentemente il dibattito sulla prostituzione è stato, per i consiglieri, molto più appassionante di quello sui costi della politica.

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Risposta a Tirreno e Nazione dell’8 giugno

Livorno, li 12 giugno 2013

Cortese attenzione La Nazione Cronaca di Livorno
Il Tirreno Cronaca di Livorno

Con la presente facciamo seguito ai vostri articoli dell’8.6.2013; la presenza del Movimento 5 Stelle, all’incontro sulla questione nuovo ospedale tenutosi venerdì 7 giugno scorso in sala post-consiliare, non deve essere ricondotta ad alleanze elettorali o “inciuci” con nessuna forza partitica, come già ribadito in questo nostro recente comunicato.

Nel ribadire quindi, con assoluta fermezza, che non possiamo, non dobbiamo e non vogliamo allearci con nessuno, continueremo a valutare le varie problematiche cittadine in piena autonomia, senza che questo preluda a qualsiasi forma di cartello o intesa di nessun genere con altre formazioni politiche.

 

Si chiede gentilmente alle testate giornalistiche in indirizzo di riportare correttamente questa nostra chiara posizione.

 

Certi di un vostro cortese intervento, porgiamo cordiali saluti.

Movimento 5 Stelle Livorno

comunicato-stampa

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Tariffa Puntuale vs TARES

Nel 2010 il consiglio comunale di Livorno approvò una mozione “verso rifiuti zero” all’unanimità, istituendo un “Osservatorio Rifiuti Zero“, attraverso il quale, per oltre due anni, Rossano Ercolini ha illustrato ai consiglieri comunali la strategia attraverso la quale, come a Capannori, si potessero instaurare percorsi virtuosi.

Perle ai porci.

Dopo aver partecipato, assieme ai componenti della sesta commissione al Convegno di Capannori, l’ex assessore Grassi disse che riteneva il raddoppio dell’impianto del Picchianti compatibile con l’ipotesi RZ!

C’è da dire che in questa giunta gli assessori all’ambiente in questa giunta durano quanto “i gatti sull’Aurelia”: dopo il “fieren inceneritoristen” Toncelli, la breve parentesi di Bogi, il già citato Grassi, è il turno dell’ex capogruppo PD Gulì.

Dopo anni di inerzia si registra finalmente un progresso: il porta a porta, finora limitato alle utenze non domestiche del Picchianti e di alcune zone del centro, verrà esteso fino ad interessare, a regime, 21 mila livornesi.

Si partirà quindi dal quartiere della Venezia.ecoballa-tares

Nel frattempo in Consiglio Comunale c’è un molto dibattito sul passaggio alla TARES.

Si annuncia un’ulteriore tegola per le famiglie e probabilmente il colpo di grazia per molte aziende della nostra città.

L’assessore Nebbiai ritiene che questo passaggio non sarà poi così traumatico, come sarà invece per altre realtà, che hanno finora applicato la TARSU, per le quali si prevedono rincari addirittura a tre cifre percentuali!

Livorno ha applicato ai cittadini la TIA dal 2006, rendendo la nostra città tra le più care nel paese per la gestione rifiuti.

Nonostante questo Nebbiai ritiene che Livorno sia un “comune virtuoso” perchè la TIA, riscossa da AAMPS, coprendo l’80% dei costi del servizio, ha sottratto poche risorse ad altre voci del bilancio, rispetto a molti altri comuni.

Il rischio d’impresa passa però da AAMPS al Comune e questo è davvero preoccupante visto che i crediti inesatti dalla nostra municipalizzata superano i 7 milioni di euro.

C’è di più: la TARES, oltre alla gestione dei rifiuti riguarda i cosiddetti “servizi indivisibili” (illuminazione pubblica, manutenzione di strade e parchi, sicurezza); per questi TUTTI i comuni dovranno riscuotere, per conto dello Stato, una maggiorazione di 0,30 euro/m2, “concedendo” la possibilità ai comuni di richiedere ulteriori 10 centesimi/m2.

Non fa male a ricordare che pure questo è un simpatico regalo del Governo Monti, del cosiddetto pacchetto “Salva Italia” e di chi l’ha votato in Parlamento: PD, PDL, UDC.

Una gabella che non è parametrata all’effettiva produzione di spazzatura, ne’ tantomeno interessata a politiche volte a una corretta gestione dei rifiuti.

  • Poco importa che in periodo di crisi i magazzini di negozi e i piazzali delle industrie sia spesso vuoti,  producendo di fatto meno rifiuti.
  • Poco importa se l’impresa o la famiglia abbiano comportamenti virtuosi volti a ridurre i rifiuti e a fare correttamente la raccolta differenziata.
  • Poco importa se una famiglia produca gli stessi rifiuti, sia che risieda in un appartamento di 100 metri quadri, che in un monolocale di 20.

Come se non bastasse la TARES è una tassa ed il 10% di IVA applicata da AAMPS al Comune ricadrà direttamente sulle imprese che non potranno portarla in detrazione, comportando per questo un aumento secco del 10%.

548978_171861366303584_1989324169_nIl Movimento 5 Stelle il 9 aprile ha presentato in Parlamento una mozione per ABOLIRE la Tares ed istituire una TARIFFA PUNTUALE, per la quale in ultima analisi si pagherebbe per i soli rifiuti INDIFFERENZIATI effettivamente prodotti.

Estendendo la raccolta  PORTA A PORTA su TUTTO il territorio nazionale aumenterebbe quantitativamente la percentuale di raccolta differenziata e migliorerebbe qualitativamente, così le materie prime seconde troverebbero finalmente uno sbocco sul mercato.

Tutto questo creando decine di migliaia di nuovi posti di lavoro e migliorando l’ambiente, incidendo sulla salute della comunità, con tutto quanto ne consegue per la spesa sanitaria.

… come dicevamo la Venezia si avvia ad essere il primo quartiere servito dal porta a porta: chiediamo che il Comune attui questo provvedimento, nella maniera giusta, non limitandosi a prevedere soltanto multe e controlli da parte di ispettori ambientali e vigili urbani, ma facendo il possibile per applicare da subito una tariffa puntuale per premiare comportamenti virtuosi.

Oggi la tecnologia ci viene incontro e i sacchetti “chippati” costano pochi centesimi; per questo è necessario cambiare da subito il regolamento per i rifiuti urbani e assimilati, recentemente approvato, perchè aumentare la percentuale di differenziata è condizione necessaria, ma non sufficiente, per una gestione virtuosa.

Ci sono esperienze come Pordenone che hanno percentuali “da sogno”, superando il 77%, ma per la tipologia di raccolta (a PN è puntuale solo la raccolta dell’indifferenziato, mentre per le altre frazioni è “di prossimità”) la differenziata rende al Comune 3 euro/abitante, mentre a Novara (che si “ferma” al 72%) ogni frazione è raccolta in maniera “puntuale”, rendendo al Comune 12 euro/abitante.

Attualmente comportamenti sbagliati (conferimenti fuori dal cassonetto, discariche abusive), sovvallo (materie non conformi alla differenziata: es umido nella plastica) e le multe per il non raggiungimento delle percentuali indicate dall’Unione Europea (dovevamo raggiungere il 65% entro il 2012 e oggi Livorno è al 44%) sono stimati attorno al MILIONE DI EURO.

… per finire apprestandoci ad Effetto Venezia 2013, seppur in versione XS, ci chiediamo se pure quest’anno la raccolta differenziata verrà “sospesa” come avvenuto durante l’edizione 2012, quando scomparsero i cassonetti della differenziata.

Al cittadino è giunto il “messaggio” che la raccolta differenziata non stia poi molto a cuore al nostro comune. Dovendo il quartiere della Venezia fare prossimamente da apripista per il PaP, sarebbe logico che questa occasione possa servire per sperimentare il porta a porta, ma non vogliamo illuderci.

Cosa farà l’assessore Gulì? Il suo predecessore Grassi fu, suo malgrado, costretto a darci ragione.

Grazie agli amici di Springfield 5 Stelle. per l’immagine della Tares Ecoballa.

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