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Ciao Melissa…

Il 19 maggio 2012 è purtroppo destinata a divenire una data impressa a fuoco nella storia italiana costellata da stragi, assieme a quelle di Capaci, di via D’Amelio e di  via dei Georgofili.
Una bomba è esplosa davanti all’istituto professionale Francesca Laura Morvillo Falcone di Brindisi uccidendo Melissa, 16 anni e ferendo gravemente altre ragazze; una barbarie mai conosciuta prima, che ha colpito deliberatamente e vigliaccamente delle studentesse.
La stessa scuola aveva vinto il primo premio sulla Legalità con questa immagine fatta di primi piani delle ragazze con al centro giudici Falcone e Borsellino.

Oggi gli occhi di Melissa si sono chiusi per sempre… in nostri non potranno chiudersi realmente fin quando mandanti ed esecutori saranno a piede libero, come purtroppo è successo per tante, troppe stragi che hanno insaguinato il nostro paese.
Il Movimento 5 Stelle Livorno si unisce al dolore della famiglia di Melissa e di quelle delle ragazze ferite, della città di Brindisi e di tutta l’Italia che si batte per la Legalità, contro tutte le mafie.

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Riapertura Vallin dell’Aquila e Cancrovalorizzatore: doppio requiem per l’ambiente livornese.

“La discarica di Vallin dell’Aquila è stata chiusa nel 2006, dopo avere assicurato per decenni lo stoccaggio definitivo dei rifiuti prodotti nel Comune di Livorno e di alcune zone limitrofe. La cessazione del conferimento è considerato un risultato eccellente dal punto di vista ambientale su scala nazionale ed è in linea con le normative europee e gli indirizzi del Piano Provinciale di Gestione dei rifiuti che mirano a ridurre drasticamente l’invio dei materiali nelle discariche.”: questo si può leggere sul sito di A.AM.P.S.

Nel 2009 alla festa del PD dedicata all’ambiente (sigh) l’ecodem Antonio Ceccantini illustrava a GreenReport “il progetto fotovoltaico per l’area della ex-discarica, un’area la cui riconversione è quasi terminata.”; inutile quasi far notare come, a tutt’oggi, di pannelli solari in quell’area non vi sia traccia alcuna.

Venendo ai giorni nostri il Comune, non avendo i 40 milioni per la bonifica, venendo meno a gli impegni presi, ha annunciato la riapertura della discarica; questa era già esaurita e da tempo, già se ne chiedeva la chiusura nel 1998, quando l’assessore provinciale Reggiani si dovette dimettere di fronte all’opposizione popolare verso l’arrivo dei fanghi conciari di Santa Croce sull’Arno.

In quel periodo l’attuale sindaco di Livorno Alessandro Cosimi era l’assessore comunale all’ambiente della giunta Lamberti.

Come Movimento 5 Stelle siamo assolutamente contrari (e preoccupati) per questa scelta antistorica che incenerirebbe definitivamente la delibera “rifiuti zero” approvata dal Comune di Livorno.

In discarica continuano ad essere conferite le ceneri dell’inceneritore; là è stato messo a dimora, per decenni materiale contenente amianto.

Politici “marinai” si sono presi un impegno che hanno rimandato allegramente per anni: altro che “risultato eccellente dal punto di vista ambientale“, oggi la crisi offre loro il pretesto per poterla riaprire, rimandando sine die la bonifica.

Qui la questione si intreccia con il fatto che a Livorno, nell’ottica dell’ATO Costa, toccherebbe l’onere di ospitare il supermegamaxinceritore  (da 360mila tonnellate/anno) o quantomeno realizzare la terza linea del Picchianti; la seconda ipotesi era già presente nel programma elettorale del centrosinistra a sostegno di Cosimi nelle amministrative del 2009, mentre del mega-maxi-giga-ultra-inceneritore non c’era nessuna previsione, una scelta questa calata dall’alto dall’assessore regionale Bramerini, ed accettata dal PD livornese di buon grado.

Noi siamo assolutamente contrari all’incenerimento dei rifiuti e siamo per minimizzare progressivamente ed inesorabilmente il conferimento in discarica ma, in ogni caso, non vediamo come mai Livorno debba ospitare necessariamente sia l’inceneritore che la discarica. Perchè???

Bruciando i rifiuti di tutto l’ATO Costa la quantità di ceneri prodotte sarebbe tale che esautorebbe in un amen una discarica già esaurita da decenni.

Sorpresa! Gli inceneritori non distruggono i rifiuti, ma li trasformano: i cosiddetti termovalorizzatori (in Italia si ama usare questa definizione nonostante l’UE ci abbia diffidato dal farlo) non sono assolutamente quel macchinario magico che si pensa perchè:

    1. devono rispettare la legge della conservazione della materia di Antoine de Lavoisier: alle ceneri prodotte (circa il 30% del peso dei rifiuti bruciati) si sommano le nanopolveri liberate in atmosfera, perchè nessun filtro, al momento, può intercettarle.
    2. non producono energia ma semmai la consumano.
    3. per ogni kilowattore prodotto da incenerimento si liberano nell’aria 940 grammi di CO2 (vedi punto A); gli inceneritori liberano più anidride carbonica degli centrali a carbone, e quindi ci allontano dagli impegni presi a Kyoto.
    4. i rifiuti solidi urbani una volta bruciati e divenuti quindi scorie e ceneri sono classificati come “rifiuti speciali” destinate a discariche ad hoc, più costose di quelle per “rifiuti non pericolosi”.
    5. last but not least i rischi per la salute sollevati dall’ordine dei medici dell’Emilia Romagna che chiedono non solo una moratoria degli inceneritori, ma pure una drastica riduzione dei rifiuti inceneriti in linea, richiesta questa in sintonia con l’iniziativa “Resource Efficient Europe” del commissario europeo per l’ambiente Potočnik


Il territorio del comune di Livorno è assai limitato e quindi prezioso… troppo per farne il polo di una gestione non intelligente e non virtuosa dei rifiuti.

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Que Viva El Pendola Libre!

La scorsa estate i giardinetti attraverso i quali, per decenni, i frequentatori della spiaggia di Villa Pendola accedevano al mare furono chiusi dalla proprietà, la società Aurelia 2008.

L’assessore al demanio del Comune di Livorno Nebbiai giustificò la chiusura dell’accesso alla spiaggia come una cautela verso gli stessi bagnanti per possibili rischi di franosità, un’attenzione, quella dell’assessore, che però sembrava non riguardare gran parte della costa livornese, che, dalla Cala del Leone fino allo Scoglio della Ballerina, ha discese a mare maggiormente a rischio frana di quelle del Pendola.

Il Comune si era impegnato di trovare con la proprietà un ingresso alternativo; adiacente ai “giardinetti” del Pendola c’è infatti un’area verde pubblica, da tempo chiusa, dalla quale potrebbe essere ricavato un accesso alla spiaggia.

Gli aficionados non si sono però scoraggiati di fronte alla blindatura dell’accesso: “ignoti” avevano infatti rimosso alcuni pannelli in legno della recinzione e poi la porta stessa.

Intanto un anno è passato, inutilmente, la stagione balneare è ormai prossima e l’accesso rimane di fatto “abusivo”.

Noi cittadini 5 stelle stiamo dalla parte degli amici del Pendola; chiediamo ai proprietari del complesso che, in attesa della realizzazione della discesa alternativa, possa venire ripristinata la “legalità”.

I “pendolari” se lo meritano visto che da sempre curano la “loro”spiaggia, pulendola e derattizzandola.

I cantieri all’interno di Villa Pendola sembrano partire a giorni: la concessione edilizia permetterà di edificare 50 appartamenti, 9 dei quali ricavati all’interno dell’edificio ottocentesco e gli altri sorgeranno exnovo.
Come cittadini siamo ben felici che la Villa venga ristrutturata ma riteniamo altrettanto importante che non vengano “sacrificati” gli alberi di pregio del parco.

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AAA Farmacie Livornesi $vendesi

Riceviamo e pubblichiamo volentieri questo contributo; a noi non resta che aggiungere come amara considerazione, che da una pessima gestione (della quale nessuno si assume la responsabilità) delle nove farmacie comunali livornesi, si arrivi alla scelta beffarda di SVENDERLE in fretta e furia per “fare cassa”, trattandosi di attività dalle quali l’amministrazione comunale poteva (e potrebbero) trarre preziose risorse.  Movimento Cinque Stelle Livorno

 

Vendere le farmacie comunali: un’idea che viene da lontano…

L’annuncio dato dal sindaco alla stampa il giorno 8 è sembrato il classico fulmine a ciel sereno, ma tale non è. Si parla di vendere le farmacie (e se ne parla all’interno delle farmacie! ) da perlomeno sei o sette anni; e da quando la voce è cominciata a girare certe scelte aziendali si sono via via rafforzate. Un po’ come se l’input che veniva dalla proprietà fosse quello di giustificare in qualche modo la necessità di vendere, stante l’impossibilità di gestirle. Il bilancio della società che gestiva le farmacie si è chiuso in passivo nel 2005, nel 2006, nel 2007, nel 2008. Si chiuderà nuovamente in passivo il 2010, nonostante la società sia cambiata e debba oggi gestire soltanto le farmacie.

 

Un po’ di storia

Dal 1996 le farmacie comunali sono passate dalla gestione comunale diretta alla gestione della società che si occupava già di acqua & gas (con le varie denominazioni succedutesi: ASEM, ASA, LI.R.I.). Dal 30 Aprile 2010, LI.R.I. S.p.A., società del Comune di Livorno, socio unico con il 100% delle azioni, ha conferito alla Farma.Li, Srlu con LI.R.I. S.p.a. come socio unipersonale, la gestione delle nove farmacie comunali. La gestione cumulativa di fogne, tubi e farmacie ha consentito negli anni di portare avanti l’equivoco che, a pesare sui risultati disastrosi di bilancio, fossero una serie di concause (il mutuo acceso per pagare la scissione da ASA, per esempio…). Dal 30 aprile 2010 tutto questo non vale più: Farma.Li. gestisce solo e soltanto le farmacie, ed il bilancio 2010 (bilancio parziale, per gli otto mesi della gestione) presentava un attivo dopo le imposte di circa 7.000 euro. Grosso modo, 800 euro di attivo a farmacia! Ed il bilancio 2011 sarà disastroso: ad Ottobre 2011, nel presentare alla giunta l’andamento del primo semestre, si evidenziava un passivo di 105.000 euro, destinato a raddoppiare entro la fine dell’esercizio. Soltanto gestendo nove farmacie (compresa l’unica Farmacia 24H della città…).

 

Gli apprendisti stregoni

A fine 2006, poco tempo dopo l’insediamento a LI.R.I. S.p.A del nuovo amministratore delegato Dott. Rocco Vincenzo Martorano (il cui primo atto ufficiale fu la modifica dello statuto societario con il raddoppio immediato dell’indennità per il presidente del C.d.A., da € 15.000 ad € 30.000 annui) la società presentò alla Giunta comunale un sedicente piano industriale di rilancio del comparto, denominato “Li.r.i. spa, una proposta per un Piano di impresa 2007-08-09 del Ramo Farmacie”. Il piano (che non portava indicata nemmeno la data di redazione!) conteneva alcuni punti fermi per la crescita delle farmacie comunali: riduzione del personale, lancio del sito web per l’e-commerce dei prodotti farmaceutici, sviluppo di Farmoteca ( la parafarmacia presente all’interno della Stazione Marittima, la cui gestione è stata appaltata ad un soggetto privato nell’estate 2007 e poi definitivamente chiusa ). Basandosi su di un’indagine presso la clientela, commissionata da ASA nel 2001, la dirigenza disquisiva di customer service e di aspettative dell’utenza: dimenticandosi che nel frattempo, passati cinque anni, troppo cose erano cambiate. Compreso il fatto che il decreto Storace consentiva gli sconti sui farmaci da banco e le parafarmacie erano alle porte. Così, senza nessuno studio preliminare, prime a Livorno e provincia, le farmacie comunali iniziarono a praticare uno sconto del 15% sui farmaci OTC e SOP. Risultato: da Gennaio a Dicembre 2006, gli sconti avevano avuto come conseguenza la perdita di € 145.825,00 (come riportato a pag.51 dello stesso Piano d’Impresa).  E questo era l’unico effetto apprezzabile: non crescita dei contatti, non fidelizzazione della clientela, solo perdita secca di oltre 12.000 euro al mese.

La riduzione del personale è stata perseguita con pervicace ostinazione, anche quando i dati dimostravano che non c’è (né ci può essere!), correlazione positiva tra diminuzione del personale e miglioramento dei bilanci

risultato d’esercizio

personale

2004

€              71.464,00

66

2005

-€              85.026,00

62

2006

-€            832.792,00

61

2007

-€            455.656,00

58

2008

-€            773.422,00

58

2010

€                7.565,00

53

 

Così, il personale nel corso di sei esercizi è diminuito del  19%, ma i risultati economici non sono cambiati di una virgola. Il costo medio per dipendente è passato dai  45.889,00 euro del 2004 ai 37.284,00 euro del 2010, ma nemmeno questo è servito (personale diminuito del 19%, costo del personale diminuito dell’8%). Allora forse il problema sta da un’altra parte…

I perché di una scelta

  • Perché scegliere di affidare la gestione operativa di una società con fatturati  nell’ordine delle decine di milioni di euro, con oltre cinquanta dipendenti e nove sedi distaccate,  ad un farmacista?
  • Perché un direttore, laureato in farmacia, è stato promosso dalla mattina alla sera, Direttore Generale di una Società per Azioni, con ingaggio quasi triplicato (come riportato dalla stampa e mai smentito dall’interessato) nonostante fosse già una risorsa aziendale e non sia stato strappato alla concorrenza?
  • Qual è la logica che sta dietro a questa decisione: un farmacista sa come gestire una società meglio di altri professionisti?
  • E sei i risultati sono costantemente negativi, esercizio dopo esercizio, perché non si prende un bel respiro, e si prova a cambiare musica & musicista?
  • Non si avverte un certo odor di ASA ( deprezzare la società per renderla più appetibile sul mercato e farla apparire, agli occhi dell’opinione pubblica, come ingestibile da parte dell’ente pubblico e matura per essere dismessa) ?

 

Un’altra gestione è possibile

Le farmacie comunali di Grosseto ( 6 farmacie ), nel 2010 hanno presentato un bilancio in attivo per

€ 459.729. Hanno chiuso in attivo anche le farmacie comunali di Trento, di Genova, di Modena, di Torino, tutte gestite dai comuni per mezzo di società speciali. E questo per non parlare delle farmacie private, che nella nostra città così come nel resto d’Italia, presentano bilanci in flessione, ma abbondantemente in positivo. E non potrebbe essere altrimenti: le farmacie, detto brutalmente, sono esercizi commerciali, che  non possono e non devono lavorare in perdita. Sulle farmacie comunali di Livorno pesano ancora scelte discutibili, fatte in passato: ai farmacisti ex-comunali fu elargito un assegno ad personam che li parificava economicamente ai dirigenti comunali al momento del distacco dalla gestione diretta. E questa eredità ha fatto sì, negli anni, che le promozioni a direttore fossero fatte pescando nel serbatoio degli ex-comunali, perché meno oneroso per la società (in quanto l’ad personam corrisponde economicamente già al livello di direttore). Quindi, per le promozioni, non criteri meritocratici ma esclusivamente contabili (sono ex comunali 7 direttori su 9): e i farmacisti ex- comunali sono 15 sul totale di 35. Quindi una società che gestisce nove farmacie stipendia in realtà 17 direttori!

Ed altre e più insensate scelte pesano sui risultati disastrosi dei bilanci: non esiste una gestione centralizzata di ordini e scorte, che porterebbe ad una riduzione dei costi estremamente significativa (nell’ordine del 30%, secondo una stima approssimata per difetto). Che le farmacie comunali non possano chiudere i bilanci in attivo non è un dogma di fede: è soltanto il risultato di gestioni fallimentari, guidate dalla presupponenza e dall’arroganza invece che dalla competenza . Le farmacie comunali possono essere una grande risorsa per qualsiasi città, la nostra compresa. La Sentenza 19 maggio 2009, C-531/2006 della Corte di Giustizia della CEE afferma, tra le altre, che: “il Comune interessato non rimane privato della possibilità di modificare o sciogliere il rapporto giuridico con la società incaricata della gestione della farmacia comunale al fine di realizzare una politica commerciale che ottimizzi il perseguimento dell’interesse pubblico”. E non sarebbe forse interesse pubblico che il Comune la smettesse di ripianare bilanci in deficit e cominciasse a gestire i propri beni con la diligenza del buon padre di famiglia? Come dicevamo, un’altra gestione è possibile…

Livorno, Aprile 2012

 

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Adesione alla proposta di legge “Quorum Zero/Più Democrazia”

Nella mattinata di Lunedì 13 febbraio 2012 il comitato Quorum Zero e Più Democrazia ha depositato la proposta di Legge costituzionale di iniziativa popolare “Quorum zero e più democrazia” presso la cancelleria della corte di cassazione.

Questa proposta di legge ha l’obiettivo di modificare alcuni articoli della costituzione italiana per migliorare l’utilizzo degli strumenti di democrazia diretta già esistenti e introdurne di nuovi in Italia, ma utilizzati da più di un secolo in altri paesi del mondo come la Svizzera e la California. Il nostro obiettivo è quello di migliorare il funzionamento della democrazia italiana affiancando alla democrazia rappresentativa attuale, strumenti che diano la possibilità ai cittadini di far sentire la loro voce e di prendere decisioni che riguardano la cosa pubblica.

 

I punti qualificanti della proposta di legge sono i seguenti:

  • Quorum zero in tutti i referendum.
  • Revoca degli eletti, che previa raccolta di un numero elevato di firme, possono essere sottoposti a votazione di revoca del mandato (come in California, Svizzera, Venezuela, Bolivia).
  • Indennità dei parlamentari stabilita dai cittadini al momento del voto.
  • Referendum propositivo (come in California).
  • Iniziativa di legge popolare a voto popolare (come in Svizzera), passa in parlamento, dove può essere accettata, rifiutata oppure generare una controproposta, ma poi viene votata dai cittadini).
  • Referendum confermativo (come in Svizzera). Tutte le leggi create dal parlamento, prima di entrare in vigore, possono essere poste a votazione popolare, previa raccolta delle firme necessarie.
  • Referendum obbligatori in alcune tipologie di leggi in cui i rappresentanti hanno un conflitto di interessi (es. finanziamento partiti, leggi elettorali) e sui trattati internazionali e sulle leggi urgenti.

Oltre a questi si prevedono le seguenti ulteriori innovazioni:

  • Petizione con obbligo di risposta entro 3 mesi.
  • Iniziativa di legge popolare a voto parlamentare con obbligo di trattazione in parlamento in 12 mesi. Se ciò non accade diviene referendum e va al voto popolare.
  • Nessun limite di materie referendabili (come in Svizzera), tutto ciò che può essere discusso dai rappresentanti, può essere messo a referendum e votato dai cittadini.
  • Cittadini autenticatori (oltre alle figure previste oggi per legge).
  • Utilizzo di firme elettroniche (come per la Iniziativa dei Cittadini Europei).
  • Obbligo di introduzione di strumenti di democrazia diretta a livello locale senza quorum.
  • Possibilità da parte dei cittadini di modificare la costituzione (come in Svizzera dal 1891).

Il MoVimento 5 Stelle di Livorno appoggia l’iniziativa e parteciperà alla raccolta firme necessaria alla prosecuzione dell’iter.

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Invito alla presentazione del libro “Partiti S.p.A.” di Paolo Bracalini

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Ridurre i costi della “casta” toscana si può: “Zero Privilegi”


Presentata a Firenze, lo scorso giovedi 5 aprile, presso il caffè storico “Giubbe Rosse”, la legge d’iniziativa popolare regionale “Zero Privilegi” promossa dal MoVimento 5 Stelle toscano.
Con la riforma costituzionale del 2001, confermata dal referendum del 7 ottobre 2001, le regioni hanno assunto competenze proprie grazie al cosiddetto federalismo legislativo e per conseguenza i consiglieri ed i membri della giunta regionale hanno assunto prebende ed indennizzi paragonabili a quelli del Parlamento nazionale. Spesso questi vantaggi, in alcuni casi scandalosi, passano sotto traccia credendo che solo a Roma si annidino sprechi e malversazioni.
Il Movimento 5 Stelle Livorno è stato tra i tre gruppi promotori della proposta di legge di iniziativa popolare “Zero Privilegi” che sarà portata avanti da tutti i Movimenti 5 Stelle toscani al fine di avere una riduzione dei costi della politica regionale di 4,5 milioni di € annui.

La proposta ha ricevuto il consenso alla procedibilitá dalla Regione Toscana, partirà quindi a breve la raccolta delle 5.000 firme necessarie perchè la mozione possa essere infine portata e discussa sui banchi dell’assemblea legislativa regionale.

Allo scopo sarà indetto il prossimo 28 aprile un “firma day” in cui, contemporanemente in tutte le piazze toscane, sarà possibile sottoscrivere e supportare l’iniziativa.

La proposta di legge di iniziativa popolare “Zero Privilegi” intende apportare un contributo decisivo al contenimento della spesa pubblica attraverso modifiche alle disposizioni della legge regionale 9 gennaio 2009, n. 3 recante il testo unico delle norme sui consiglieri e sui componenti della Giunta regionale.
Tali modifiche riguardano in primo luogo la soppressione dell’indennità di fine mandato, l’eliminazione dei rimborsi spese forfettari, introduce modifiche nel calcolo dell’importo dell’indennità di carica e la soppressione dell’assegno vitalizio. La proposta di legge limita il rimborso esclusivamente alle spese sostenute per lo svolgimento di missioni e documentate dalle relative ricevute e introduce una nuova disciplina in ordine al rimborso delle spese di viaggio.

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Bike R-eVolution – tutti in bici a Livorno il 25/3

Secondo uno studio dell’European Cyclists Federation se tutti gli europei andassero in bicicletta come i danesi nel 2000 (in media 2,6 km/giorno), l’Unione europea taglierebbe oltre un quarto delle emissioni del settore trasporti entro il 2050 (l’obiettivo per quell’anno è di raggiungere -60% emissioni di gas serra rispetto ai livelli del 1990).

E non solo: considerando un’importazione di 955 milioni di barili di greggio all’anno, se i cittadini Ue viaggiassero in bici come i danesi, si ridurrebbe del 10% l’import di petrolio.

Un obiettivo sicuramente alla portata ed economicissimo se pensiamo a quanto costerebbe riconvertire il parco auto all’elettrico.

Una delle condizioni sine qua non è certamente quella della sicurezza; 2556 ciclisti che hanno perso la vita sulle strade italiane negli ultimi 10 anni; per questi stessi motivi il “Times” di Londra ha lanciato la campagna “Cities fit for cycling“, che dal Regno Unito si è espansa a livello mondiale, e pure in Italia con la campagna “salvaciclisti“.
In attesa che sia approvata la legge per tutelare i ciclisti crediamo che a partire dalla nostra Livorno, la mobilità ciclabile debba venire maggiormente tutelata.
E’ vero che in città si stiano sviluppando delle piste ciclabili, ma possiamo tranquillamente affermare che purtroppo manchi una vera e propria “rete” e che alcuni tratti siano, ad essere generosi, buttati là (come quella davanti all’Ospedale o un’altra sul marciapiede di via Cattaneo vicino alla circoscrizione 5); buona parte delle piste sono scollegate l’un l’altra.

Invitiamo perciò tutte le cicliste e tutti i ciclisti livornesi a partecipare a “Bike R-eVolution“, domenica 25 marzo: appuntamento in piazza Cavour (lato statua) ore 10.45, partenza alle 11.
Quasi 11 km di percorso nel quale attraverseremo cinque piste ciclabili, ma inevitabilmente saremo costretti a percorrere strade not fit for cyclists, per giungere alla Rotonda d’Ardenza, dove vista l’ora (intorno alle 12) potremo prendere un aperitivo (o brunch per chi preferisce) assieme.

Per chi volesse conoscerne il percorso (ufficioso in quanto GoogleMaps non ci permetteva di accedere da viale della Libertà alla pista di via dei Pini) visiti questo link.

Vi aspettiamo numerosi!

OCCUPY THE ROAD!

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Crolla la Chiesa Olandese. Al suo posto sorgerà un parcheggio (FAKE)

La scorsa notte il Tempio della Congregazione Olandese Alemanna, conosciuto comunemente come Chiesa Olandese, è definitavamente crollato; da anni il monumento era circondato da impalcature per mettere in sicurezza i passanti, dalla caduta di materiale lapideo.
L’amministrazione comunale, nel dirsi terribilmente affranta da questa inestimabile perdita del proprio patrimonio monumentale, annuncia al contempo una variante al piano regolatore per l’area.
Al posto del tempio verrà costituito un parcheggio multipiano, che negli elementi architettonici rimanderà allo stile neogotico della chiesa; il parcheggio si chiamerà “degli Olandesi” per non disperdere il ricordo del passato multiculturale della nostra città (e giustificare così il nome degli scali omonimi).

QUESTO E’ UN FAKE! E’ UN POST VOLUTAMENTE SATIRICO! Il Tempio è ancora in piedi fortunatamente, ma il grido di allarme lanciato da alcuni cittadini, ormai da anni, su internet è rimasto inascoltato.

Si è riaperto nuovamente il dibattito sulla riapertura di piazza Cavour e degli scali, nonostante sia chiaro che questa scelta accellererebbe ulteriormente il degrado del monumento: un traffico di scorrimento, comportebbe maggiori vibrazioni e sollecitazioni non solo il tempio ma  pure la tenuta degli scali, già crollati negli anni ’80.

“Aprire i fossi” al traffico comporterebbe poi paradossalmente una perdita di posti auto, perchè i parcheggi attuali “a lisca di pesce” sono incompatibili con la “fludificazione” del traffico

Temiamo come cittadini la desertificazione del centro, ma pensare che dalle vecchie sale cinematografiche si possano ricavare soltanto parcheggi e catene di franchising è un’idea perdente, perchè non rende la città più attrattiva, specialmente la notte quando la maggioranza delle saracinesche sono abbassate.

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Il sindaco Cosimi e il solfato di nichel

Durante il Consiglio Comunale del 17 gennaio, parlando del contenuto dei bidoni finiti in mare un mese prima, il sindaco Cosimi ha affermato che se questo “va a contatto con l’acqua, essendo materiale granulare, per entrare nella catena alimentare ci vuole cinque anni, ammesso che ci possa mai entrare”.

Arpat ha sottoposto a test di cessione a 24 ore sia in acqua dolce che in acqua di mare le sostanze contenute nei fusti, con questi gli esiti: “significative sono le quantità di nichel ritrovate sia in acqua (409mg/l), che in acqua di mare (716mg/l) ed, in minor quantità, di molibdeno. Ciò proverebbe una spiccata solubilità di alcuni componenti del materiale in acqua, valutabile per il Nichel in circa il 18%. Si ricorda che il solfato di nichel è altamente tossico per gli organismi acquatici.”

E’ pretendere troppo chiedere che il sindaco ammetta quantomeno di essere stato precipitoso nelle sue affermazioni e di aver preso “una cantonata”?

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