Riceviamo e pubblichiamo volentieri questo contributo; a noi non resta che aggiungere come amara considerazione, che da una pessima gestione (della quale nessuno si assume la responsabilità) delle nove farmacie comunali livornesi, si arrivi alla scelta beffarda di SVENDERLE in fretta e furia per “fare cassa”, trattandosi di attività dalle quali l’amministrazione comunale poteva (e potrebbero) trarre preziose risorse. Movimento Cinque Stelle Livorno
Vendere le farmacie comunali: un’idea che viene da lontano…
L’annuncio dato dal sindaco alla stampa il giorno 8 è sembrato il classico fulmine a ciel sereno, ma tale non è. Si parla di vendere le farmacie (e se ne parla all’interno delle farmacie! ) da perlomeno sei o sette anni; e da quando la voce è cominciata a girare certe scelte aziendali si sono via via rafforzate. Un po’ come se l’input che veniva dalla proprietà fosse quello di giustificare in qualche modo la necessità di vendere, stante l’impossibilità di gestirle. Il bilancio della società che gestiva le farmacie si è chiuso in passivo nel 2005, nel 2006, nel 2007, nel 2008. Si chiuderà nuovamente in passivo il 2010, nonostante la società sia cambiata e debba oggi gestire soltanto le farmacie.
Un po’ di storia
Dal 1996 le farmacie comunali sono passate dalla gestione comunale diretta alla gestione della società che si occupava già di acqua & gas (con le varie denominazioni succedutesi: ASEM, ASA, LI.R.I.). Dal 30 Aprile 2010, LI.R.I. S.p.A., società del Comune di Livorno, socio unico con il 100% delle azioni, ha conferito alla Farma.Li, Srlu con LI.R.I. S.p.a. come socio unipersonale, la gestione delle nove farmacie comunali. La gestione cumulativa di fogne, tubi e farmacie ha consentito negli anni di portare avanti l’equivoco che, a pesare sui risultati disastrosi di bilancio, fossero una serie di concause (il mutuo acceso per pagare la scissione da ASA, per esempio…). Dal 30 aprile 2010 tutto questo non vale più: Farma.Li. gestisce solo e soltanto le farmacie, ed il bilancio 2010 (bilancio parziale, per gli otto mesi della gestione) presentava un attivo dopo le imposte di circa 7.000 euro. Grosso modo, 800 euro di attivo a farmacia! Ed il bilancio 2011 sarà disastroso: ad Ottobre 2011, nel presentare alla giunta l’andamento del primo semestre, si evidenziava un passivo di 105.000 euro, destinato a raddoppiare entro la fine dell’esercizio. Soltanto gestendo nove farmacie (compresa l’unica Farmacia 24H della città…).
Gli apprendisti stregoni
A fine 2006, poco tempo dopo l’insediamento a LI.R.I. S.p.A del nuovo amministratore delegato Dott. Rocco Vincenzo Martorano (il cui primo atto ufficiale fu la modifica dello statuto societario con il raddoppio immediato dell’indennità per il presidente del C.d.A., da € 15.000 ad € 30.000 annui) la società presentò alla Giunta comunale un sedicente piano industriale di rilancio del comparto, denominato “Li.r.i. spa, una proposta per un Piano di impresa 2007-08-09 del Ramo Farmacie”. Il piano (che non portava indicata nemmeno la data di redazione!) conteneva alcuni punti fermi per la crescita delle farmacie comunali: riduzione del personale, lancio del sito web per l’e-commerce dei prodotti farmaceutici, sviluppo di Farmoteca ( la parafarmacia presente all’interno della Stazione Marittima, la cui gestione è stata appaltata ad un soggetto privato nell’estate 2007 e poi definitivamente chiusa ). Basandosi su di un’indagine presso la clientela, commissionata da ASA nel 2001, la dirigenza disquisiva di customer service e di aspettative dell’utenza: dimenticandosi che nel frattempo, passati cinque anni, troppo cose erano cambiate. Compreso il fatto che il decreto Storace consentiva gli sconti sui farmaci da banco e le parafarmacie erano alle porte. Così, senza nessuno studio preliminare, prime a Livorno e provincia, le farmacie comunali iniziarono a praticare uno sconto del 15% sui farmaci OTC e SOP. Risultato: da Gennaio a Dicembre 2006, gli sconti avevano avuto come conseguenza la perdita di € 145.825,00 (come riportato a pag.51 dello stesso Piano d’Impresa). E questo era l’unico effetto apprezzabile: non crescita dei contatti, non fidelizzazione della clientela, solo perdita secca di oltre 12.000 euro al mese.
La riduzione del personale è stata perseguita con pervicace ostinazione, anche quando i dati dimostravano che non c’è (né ci può essere!), correlazione positiva tra diminuzione del personale e miglioramento dei bilanci
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risultato d’esercizio
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personale
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2004
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€ 71.464,00
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66
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2005
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-€ 85.026,00
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62
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2006
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-€ 832.792,00
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61
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2007
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-€ 455.656,00
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58
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2008
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-€ 773.422,00
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58
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2010
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€ 7.565,00
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53
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Così, il personale nel corso di sei esercizi è diminuito del 19%, ma i risultati economici non sono cambiati di una virgola. Il costo medio per dipendente è passato dai 45.889,00 euro del 2004 ai 37.284,00 euro del 2010, ma nemmeno questo è servito (personale diminuito del 19%, costo del personale diminuito dell’8%). Allora forse il problema sta da un’altra parte…
I perché di una scelta
- Perché scegliere di affidare la gestione operativa di una società con fatturati nell’ordine delle decine di milioni di euro, con oltre cinquanta dipendenti e nove sedi distaccate, ad un farmacista?
- Perché un direttore, laureato in farmacia, è stato promosso dalla mattina alla sera, Direttore Generale di una Società per Azioni, con ingaggio quasi triplicato (come riportato dalla stampa e mai smentito dall’interessato) nonostante fosse già una risorsa aziendale e non sia stato strappato alla concorrenza?
- Qual è la logica che sta dietro a questa decisione: un farmacista sa come gestire una società meglio di altri professionisti?
- E sei i risultati sono costantemente negativi, esercizio dopo esercizio, perché non si prende un bel respiro, e si prova a cambiare musica & musicista?
- Non si avverte un certo odor di ASA ( deprezzare la società per renderla più appetibile sul mercato e farla apparire, agli occhi dell’opinione pubblica, come ingestibile da parte dell’ente pubblico e matura per essere dismessa) ?
Un’altra gestione è possibile
Le farmacie comunali di Grosseto ( 6 farmacie ), nel 2010 hanno presentato un bilancio in attivo per
€ 459.729. Hanno chiuso in attivo anche le farmacie comunali di Trento, di Genova, di Modena, di Torino, tutte gestite dai comuni per mezzo di società speciali. E questo per non parlare delle farmacie private, che nella nostra città così come nel resto d’Italia, presentano bilanci in flessione, ma abbondantemente in positivo. E non potrebbe essere altrimenti: le farmacie, detto brutalmente, sono esercizi commerciali, che non possono e non devono lavorare in perdita. Sulle farmacie comunali di Livorno pesano ancora scelte discutibili, fatte in passato: ai farmacisti ex-comunali fu elargito un assegno ad personam che li parificava economicamente ai dirigenti comunali al momento del distacco dalla gestione diretta. E questa eredità ha fatto sì, negli anni, che le promozioni a direttore fossero fatte pescando nel serbatoio degli ex-comunali, perché meno oneroso per la società (in quanto l’ad personam corrisponde economicamente già al livello di direttore). Quindi, per le promozioni, non criteri meritocratici ma esclusivamente contabili (sono ex comunali 7 direttori su 9): e i farmacisti ex- comunali sono 15 sul totale di 35. Quindi una società che gestisce nove farmacie stipendia in realtà 17 direttori!
Ed altre e più insensate scelte pesano sui risultati disastrosi dei bilanci: non esiste una gestione centralizzata di ordini e scorte, che porterebbe ad una riduzione dei costi estremamente significativa (nell’ordine del 30%, secondo una stima approssimata per difetto). Che le farmacie comunali non possano chiudere i bilanci in attivo non è un dogma di fede: è soltanto il risultato di gestioni fallimentari, guidate dalla presupponenza e dall’arroganza invece che dalla competenza . Le farmacie comunali possono essere una grande risorsa per qualsiasi città, la nostra compresa. La Sentenza 19 maggio 2009, C-531/2006 della Corte di Giustizia della CEE afferma, tra le altre, che: “il Comune interessato non rimane privato della possibilità di modificare o sciogliere il rapporto giuridico con la società incaricata della gestione della farmacia comunale al fine di realizzare una politica commerciale che ottimizzi il perseguimento dell’interesse pubblico”. E non sarebbe forse interesse pubblico che il Comune la smettesse di ripianare bilanci in deficit e cominciasse a gestire i propri beni con la diligenza del buon padre di famiglia? Come dicevamo, un’altra gestione è possibile…
Livorno, Aprile 2012
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